Emigrata per amore, ai tempi del Covid-19

Claudia_Bolinesi

La foto di Claudia

Emigrata per Amore ai tempi del Covid-19, Claudia Bolinesi condivide con i lettori di CelafaremoItalia i suoi pensieri, in modo spontaneo e genuino. Come in un romanzo d’altri tempi è partita da Salerno alla volta di Hastings, costa Sud dell’Inghilterra, per raggiungere Christopher, un giovane inglese che le ha rubato il cuore. Ecco il suo racconto. 

C’è chi decide di partire per insoddisfazione, chi per voglia di nuove avventure, chi per scoprire popoli e culture diverse. Poi ci sono io, che amo il mio Paese e che dall’Italia non avrei mai immaginato di allontanarmi. Eppure sono qui… seguendo il cuore.

C’è chi pensa io sia pazza ad aver fatto un “salto nel vuoto” e forse qualcuno ha ragione. Mi hanno sempre insegnato che è meglio sbagliare saltando che rimanere fermi. Così sono qui in Inghilterra da qualche mese. Ricordo la notte prima di partire, quando nel fare i bagagli la mia cagnolina mi guardava con gli occhi tristi e sembrava già aver capito tutto. L’ho accarezzata e stretta a me percependo una tenerezza che soltanto un cane può donare. Ricordo mio padre leggermi una poesia che la scrittrice Assunta Grieco aveva scritto per me. Da quel momento ho iniziato a percepire la sensazione che attualmente provo: nostalgia.

Continuavo a ripetermi: “ma sono solo a 3 ore di aereo, sono dietro l’angolo. Ci sono persone che lasciano continenti ed emisferi. Tornerò spessissimo e poi c’è internet! Sarà difficile ma magari non sentirò tanto la mancanza”. Continuavo a dire queste parole ai miei genitori, ma in realtà le dicevo più a me stessa. Ricordo la sensazione di smarrimento quando mia madre mi ha salutata con gli occhi lucidi dicendo: “Ti raccomando stai attenta e ricorda, se non sarai felice la tua casa è sempre qui”. L’ho seguita con lo sguardo fino all’uscita dell’aeroporto, mascherando con il sorriso la sensazione di malinconia che provavo nell’andare in un posto totalmente sconosciuto.

Claudia e Christopher

Nella mia mente pesante, come le 3 valigie che trascinavo, c’era un unico pensiero: “O cavolo! E mo’? 
E se va male? E se cambio idea? E se…?” Dubbi tipici di chi sta lasciando ciò che ha di più caro al mondo: gli affetti.

Io, un’ italiana del sud (definita dagli amici  “paesana” ) nata in una famiglia numerosa piena di musica e armonia, che ama il sole perché perennemente freddolosa, che dorme con le coperte anche con 40 gradi, che “sceglie” di andare nel paese della pioggia, della nebbia, del grigiore.

Ricordo la prima videochiamata con la famiglia, con i miei fratelli e con gli amici e la consapevolezza che probabilmente internet è destinato ad essere parte della mia vita e della mia “sopravvivenza” emotiva. Ho iniziato questa nuova avventura con gioia e curiosità. Ho visto posti nuovi ed ho imparato a conoscere un po’ di più me stessa. Mi sono meravigliata ed emozionata di fronte alla bellezza della natura, ho contemplato l’oceano in tempesta, ho osservato le persone ammirandone i lati positivi, ho atteso il “Pacco da giù” contenente Parmigiano e odore di famiglia, quasi come si aspetta il Natale.

Avrei avuto tante altre cose da vedere e da sperimentare ma purtroppo a febbraio qualcosa è cambiato. Ho iniziato a sentir parlare di “Coronavirus” e di decessi ancor prima dell’emergenza lombarda e italiana.

Ricordo le mie telefonate e la mia domanda: “ma da voi lí non c’è questo virus? Perché io lo sento nominare e sto evitando di andare in biblioteca”. Di lí a poco la situazione che tutti conosciamo. Le parole di Conte, quel: “Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci con più calore e correre più veloci domani“, l’ansia, l’angoscia. Il dolore e la sofferenza per non poter fare nulla, la preoccupazione di sapere mio padre, medico, a rischio. La consapevolezza di essere impotente, la frustrazione di non poter e di non dover tornare.

Claudia_Bolinesi_2

Ricordo le giornate trascorse in chat con i miei amici fraterni di una vita, la voglia di stare vicini almeno con il pensiero. Ci siamo tenuti e ci teniamo compagnia ogni giorno per non impazzire, per non perdere di vista le nostre radici. La mia angoscia è stata doppia a seguito delle “discutibili” e folli decisioni politiche inglesi che mi hanno fatto dubitare dell’intelligenza di una nazione e di un popolo; Ma che al contempo mi hanno inevitabilmente reso ancora più orgogliosa di essere italiana.

Ho passato notti a fare “congetture” nell’eventualità di un mio possibile contagio, prevedendo l’ipotesi di una quasi certa non assistenza sanitaria nei confronti dei giovani. Ho combattuto tra l’istinto,spaventato e desideroso, di tornare a casa facendo la quarantena in Italia e la ragione, che invece ha deciso che era giusto resistere qui, per evitare il rischio di compromettere (per paura di non avere controlli adeguati negli aeroporti) la salute della mia famiglia, della mia terra, della mia casa.

Casa non è solo dove si abita, ma dove ci si “sente”. Sono lontana dall’Italia da tanto, forse da troppo. Non è una mancanza “normale” ma è qualcosa di più. È la consapevolezza di non poter abbracciare, baciare, accarezzare i propri affetti, di non sapere quando si potrà ritornare alla “normalità”. 
Ma cosa è la “normalità”? Forse qualcosa che abbiamo sempre dato per scontato ma che “scontata” non doveva essere. Probabilmente da questa pandemia ognuno tornerà cambiato. O magari ognuno deciderà di non voler cambiare. Sicuramente tutti hanno capito che la tecnologia vale tanto; ma mai quanto un abbraccio, uno sguardo, una carezza.

Claudia Bolinesi.

A cura di Raffaele Trapanese

4 Comments

  1. Angela Castellari ha detto:

    Forza Claudia, la vita è così bisogna viverla e godere di tutte le sue sfaccettature .Un giorno ricorderai questi momenti ricchi di vibrazioni e sorriderai pensando che è stata dura ma ne valeva la pena.Vi abbraccio con tanto affetto e vi aspetto .

    • Claudia ha detto:

      Grazie Angela! Grazie per le tue belle parole e per la tua vicinanza. Ti abbraccio forte e spero di rivederti presto 🤗

  2. Greksa Erzsèbet ha detto:

    Cara Claudia,
    Non sapevo che sei andata vivere lontano, in un paese straniero e per di più per amore.
    Ti capisco molto bene e mi sento molto vicino a te. Tu lo sai che 30 anni fa ho fatto la stessa scelta che hai fatto tu da poco. Ho lasciato tutto per amore. La famiglia, gli amici, il lavoro, tutto rimasto in Ungheria ed io mi sono catapultata in un paese del sud Italia. Lo so anche bene che i primi mesi, anzi i primi anni sono molto difficili ma come si dice: Omnia vincit amor e sono convinta che è così.
    Ti auguro tante belle cose nella vita. E se vuoi ogni tanto fammi sapere come stai, cosa fai.
    Per quanto riguarda la situazione del virus ormai stiamo uscendo vincitori da una brutta battaglia. Non soltanto in Italia ma in tutta Europa. E nonostante tutto tu stai in Europa!
    Un abbraccio forte e virtuale di una veterana italo-ungherese ed europeista dal sud Italia.
    Babi

  3. Claudia ha detto:

    Ciao Babi! Ma che bello leggerti! Grazie per le tue bellissime parole, è bello non sentirsi “sola”.Eh sí, è stato un trasferimento improvviso che non mi aspettavo nemmeno io. Non so in futuro cosa accadrà, anche perché ho imparato (date le circostanze) che fare “programmi” è impossibile. D’altronde la vita è bella proprio per la sua imprevedibilità…E la tua bellissima storia ne è la testimonianza😍 un abbraccio forte a tutti, a presto🤗

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